"Solo una comunità irresponsabile può decidere di manipolare, movimentare e commercializzare una merce a rischio cancerogeno; la ratio di questa scelta pare essere unicamente il margine di profitto economico per chi coltiva la cava."
(Prof. Vito Totire - medico del lavoro, docente di igiene e sanità pubblica Università di Venezia, portavoce nazionale AEArs - associazione esposti amianto e rischi per la salute)

"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti."
( Martin Luther King JR)

Dossier Cave

Il Problema delle cave di pietre verdi.

L'argomento della dispersione di amianto dovuto all'attività di estrazione, lavorazione, trasporto e utilizzo di "pietre verdi" è di grande complessità. Questo rende difficile la presa di coscienza da parte della popolazione e consente la continuazione delle attività malgrado le evidenze scientifiche e sanitarie e malgrado le leggi e dello stato italiano e le direttive dell'Unione Europea, che si muovono nella direzione della totale eliminazione dell'amianto dai processi produttivi industriali e dall'ambiente attraverso la bonifica dei siti contaminati.

NDR: Le frasi tra apici “ frase “ sono tratte direttamente dai documenti referenziati.

La pericolosità accertata e dimostrata dell'esposizione professionale e ambientale all'amianto.

La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre potenzialmente inalabili; la presenza in sé dell’amianto, infatti, non è necessariamente pericolosa, lo diventa qualora le fibre venganosprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi sollecitazione (manipolazione/lavorazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.).
Essendo l’asbesto un materiale fibroso e piuttosto friabile, è facile che le piccolissime particelle di cui è costituito (dell’ordine di millesimi di millimetro), una volta inalate, vadano a concentrarsi nei bronchi, negli alveoli polmonari, nella pleura, provocandodanni irreversibili ai tessuti.(Ministero della salute - approfondimento)

Come affermato a pag. 27 del documento "Progetto regionale pietre verdi":

“l’OMS ha riconosciuto l’impossibilità di individuare un valore soglia di concentrazione di fibre di amianto nell’aria al di sotto del quale non ci sia rischio.”

Quindi, i limiti fissati per legge, sono puramente indicativi e necessari per dare una stima del rischio, inoltre, essi dovrebbero riferirsi a quelle attività di bonifica necessarie alla totale eliminazione del rischio amianto.La ricerca scientifica, infatti, harilevato anche casi di mesoteliomi in lavoratori a basso livello di esposizione e, perfino, in ipotesi di esposizione non professionale. Viene affermato, quindi, che non esiste un livello minimo d'esposizione che rappresenti una soglia di sicurezza al di sottodella quale non vi sia un pericolo per la salute.

L'amianto è una sostanza cancerogena che non ha alcun livello di soglia o limite che possa garantire la salute di coloro che sono stati o siano esposti, nel senso che è dannosa in quantità anche minima.

Vi sono studi epidemiologici che dimostrano la pericolosità anche per "esposizione ambientale".

Studio sull'esposizione ambientale dei pastori di pecore in Basilicata: notizia - studio epidemiologico.

Percorso legislativo.

Legge 27 marzo 1992, n. 257 - Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto.
Pubblicata sul Suppl.Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1992.
Aggiornata con le modifiche apportate da:
legge 24 aprile 1998, n. 128,
legge 9 dicembre 1998, n. 426,
decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169
decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510

E' importante notare il titolo della legge, che definisce sinteticamente il senso della stessa, cessare l'impiego dell'amianto.

Seguendo le modifiche legislative, la finalità della legge non cambia e rimane:


Art 1 - Finalità
Comma 1.
La presente legge concerne l'estrazione, l'importazione, la lavorazione, l'utilizzazione, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, nonché l'esportazione dell'amianto e dei prodotti che lo contengono e detta norme per ladismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell'estrazione, dell'importazione, dell'esportazione e dell'utilizzazione dell'amianto e dei prodotti che lo contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle areeinteressate dall'inquinamento da amianto, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi e alla riconversione produttiva e per il controllo sull'inquinamento da amianto.

Comma 2.
Sono vietate l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Previa autorizzazione espressa d'intesa fra i Ministri dell'ambiente, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, è ammessa la deroga ai divieti di cui al presente articolo per una quantità massima di 800 chilogrammi e non oltre il 31 ottobre 2000, per amianto sotto forma di treccia o di materiale per guarnizioni non sostituibile conprodotti equivalenti disponibili. Le imprese interessate presentano istanza al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato che dispone, con proprio provvedimento, la ripartizione pro-quota delle quantità sopra indicate, nonché determina lemodalità operative conformandosi alle indicazioni della commissione di cui all'articolo 4.

E' da notare che la legge, non include tra le imprese interessate da deroghe quelle che cavano pietre verdi, materiale contenente amianto nell'85% dei casi e sostituibile con un qualsiasi altro tipo di materiale inerte, e, anche i valori limite di fibre per centimetro cubo devono essere intesi come tutela dei lavoratori che svolgono attività di smaltimento, attività in avvio di chiusura e attività per le imprese di cui al comma 2 dell'articolo 1 della legge 257/92. In ogni caso questo limite, che è stato abbassato nel tempo, è da riferirsi ad una esposizione della durata di 8 ore lavorative e non di 24 per 265 giorni l'anno.

Vogliamo segnalare l'incongruenza, rispetto alla legge 257/92, dell'allegato 4 del:

Decreto Ministeriale del 14/05/1996. Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: "Norme relative allacessazione dell'impiego dell'amianto".

Dove viene di fatto autorizzata l'estrazione di materiale contenente amianto in aperta contraddizione con le finalità della legge 257/92 e della normativa europea.
Il progetto Regionale Pietre Verdi

Con il “Piano di protezione dall’amianto” adottato con delibera del Consiglio Regionale n. 497 dell’11 dicembre 1996, la Regione Emilia-Romagna ha affidato all’ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente) di Reggio Emilia il compito dicensire i siti estrattivi di “pietre verdi”. Il risultato è stato la realizzazione della pubblicazione “Il progetto Regionale Pietre Verdi”.

Questo documento ci fornisce importanti conferme circa la presenza di amianto nelle cave ed evidenzia importanti contraddizioni che rendono più che giustificabile la richiesta di chiusura delle cave in applicazione del principio di precauzione e inapplicazione della legge 257/92.

Elenchiamo una serie di affermazioni a nostro avviso importanti (le pagine si riferiscono al documento pdf).
A pag 27 del PDF: impossibilità di individuare un valore soglia al di sotto del quale non vi sia rischio.


Pag 34 – 36: viene affermato che vengono prodotte ingenti quantità di polveri, anche sottili. I mezzi di trasposto devono essere provvisti di opportuna copertura, cosa che abbiamo constatato non essere sempre presente come testimoniano anche le foto sul nostro sito.


Pag. 54 e 55: in tutti i campioni analizzati è stato trovato amianto, con percentuali anche superiori ad un grammo per Kg. Inoltre si dice: “indipendentemente dalla concentrazione di amianto, si possono liberare quantità di fibre più o meno significative.”


Pag 62,63,64: si dice “In merito alla realtà pietre verdi, si rende necessario verificare se costituisce rischio per la salute della popolazione la vicinanza con gli affioramenti, il loro uso quali materiali inerti nell’edilizia e nella viabilità, la loro presenzaall’esterno ed all’interno delle abitazioni” A questo proposito possiamo con fermezza contestare queste affermazioni essendo nota la pericolosità dell'amianto, assodato il fatto che non sia possibile stabilire un limite di concentrazione di fibre aero disperse sotto il quale non ci sia rischio e vista l'esistenza di studi epidemiologici realizzati altrove. Non si capisce perché debba essere necessario uno studio epidemiologico sulla nostra pelle quando ne sono stati fatti in zone esposte allamedesima tipologia di rischio.

Pag. 62: le popolazioni esposte a rischio coincidono con quelle residenti nei comuni che ospitano cave di ofioliti.

Pag. 63: Non concordiamo con l'affermazione relativa al maggiore utilizzo in passato delle pietre verdi, o meglio, non concordo sul maggior rischio: le ofioliti non venivano macinate per ottenere ghiaia ma venivano utilizzate come principalmente comepietre da costruzione o da taglio l'amianto quindi era mobilizzato in maniera nettamente inferiore (fino a che se ne sta dentro una bella pietra compatta non fa danni). Inoltre, la produzione industriale è recente e sicuramente coinvolge una quantitànotevolmente superiore di materiale.


Pag. 65: Si afferma “Da questi dati non si possono, allo stato attuale, trarre conclusioni sulla presenza di un aumentato rischio mesotelioma in questi territori”. Quindi, non possiamo assolvere le cave (che oltretutto hanno avuto un notevolesviluppo solo negli ultimi anni: il mesotelioma ha un tempo di latenza lunghissimo, mediamente intorno ai 30 anni; non possiamo assolutamente escludere che i tumori inizieranno a manifestarsi tra qualche anno).

Si noti la conclusione a pag.. 66: "Non si può escludere però che, ad un livello più approfondito di dettaglio e di studio, attualmente non disponibile, differenze di rischio possano emergere". Questo è evidente, dato che esistono studiepidemiologici che dimostrano l'aumento del rischio.


A pag.. 68, punto "B", in grassetto: "non può essere stabilito un livello di pericolosità a priori". Questo implica la necessità di controlli continuativi durante le attività di scavo, dato che in qualsiasi momento si potrebbero trovale filoni amiantiferi ocomunque concentrazioni elevate di amianto.

Notare i punti "E" ed "F", pag. 69 e 70: quantità "modesta" di fibre, livelli di contaminazione "contenuti" (rispetto ai valori limite di esposizione) ma "significativi".

Pag 71 punto H: “L’assenza di risposta alla Regione Emilia-Romagna da parte della Commissione Nazionale Amianto circa l’applicazione pratica del D.M. 14.05.1996, riferita alla valutazione del rischio attraverso il calcolo dell’Indice di rilascio (I.r.), lascia purtroppo invariati tutti i dubbi sulla concreta applicabilità del Decreto alle realtà dell’Appennino emiliano, sia rispetto alle 'azioni preventive', sia rispetto alla valutazione del rischio.”

Ci chiediamo, inoltre, la ragione per la quale siano state bloccate (dalla regione Emilia-Romagna) le “NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE PIAE 2008” che avrebbero voluto introdurre una normativa più restrittiva: “In considerazione della specificità delleattività estrattive comportanti l’estrazione e l’utilizzo delle ofioliti e della potenziale “pericolosità” dei materiali in esame, la presente circolare è finalizzata a determinare le modalità con le quali qualificare e quantificare il rischio associato alla presenza diamianto nelle pietre verdi, sia durante la fase di estrazione che di prima lavorazione,in maniera da limitare i rischi di esposizione degli addetti ai sensi del D.Lgs 626/94 come modificato dal D.Lgs. 25 luglio 2006, n. 257 e definire l’utilizzo degli inerti estratti;provvede quindi ad indicare un sistema di procedure preventive mirate a contenere e minimizzare il rischio di esposizione alle fibre di amianto.”

Inoltre, considerando la provincia di Parma e Bardi in particolare, ci chiediamo perché non sia stato dato seguito alla delibera n. 86 del 29/09/2000 del Consiglio Provinciale dove si:

Invita la Giunta Provinciale 

- ad assumere quelle iniziative utili alla salvaguardia delle ofioliti ed in particolare di quelle indicate in premessa;
- a trasmettere quest’O.d.G. a tutti i Comuni interessati;
- a svolgere uno studio mirato alla maggiore conoscenza della realtà storica e naturalistica delle ofioliti del territorio parmense;
- ad intervenire presso la Soprintendenza Archeologica e dei Beni Ambientali ai fini di una verifica del valore archeologico e di quello ambientale - naturalistico dei siti in oggetto.

Invita i Sindaci ad una particolare attenzione in merito alle autorizzazioni di prelievo estrattivo in ambito ofiolitico.

Dossier del Dott. Totire, Associazione Esposti Amianto (AEA)

Nel documento si sostiene la necessità della chiusura immediata delle cave e della loro bonifica.

Anche per AEA il nocciolo del problema è quello della tutela della salute della popolazione e dei lavoratori e sul versante giusridico l'interpretazione della legge 257/1992.

E' un documento estremamente interessante ed esaustivo che confuta le cave ofiolitiche da vari punti di vista, di seguito alcuni concetti fondamentali la cui validità deve essere approfondita leggendo il documento stesso:
la sostanza: le pietre verdi possono essere sostituite da altri materiali inerti che non contengono amianto.

Il loro utilizzo comporta la diffusione e la dispersione sul territorio di amianto. Quindi, non sono solo i comuni ofiolitici a essere coinvolti ma qualsiasi comune riceva materiale inerte di questo tipo.

L'uso che viene fatto dei dati epidemiologici non è condivisibile e, anche ammesso che non si possano fare deduzioni certe da questi dati, sono altrettanto nulle le ipotesi fatte circa una negatività dei dati precedentemente acquisiti. Totire dice:

"Per l'amianto sono già accertati da decenni sia il potere cancerogeno per l'uomo sia l'inesistenza di una soglia di esposizione che, per quanto bassa, possa essere considerata sicura.

Nessuno certamente vorrà proporre che, prima di chiudere le cave, occorre riconfermare la evidenza epidemiologica o sperimentale della cancerogenicità; questo, semplicemente perché se dovessimo aspettare la evidenza epidemiologica saremmo candidati a prendere una decisione troppo tardiva. "

I dati che emergono dai monitoraggi delle esposizioni occupazionali sono gravi: 
  •  livelli di inquinamento alti
  • nessuno studio o rilevazione sulle fibre ultracorte e ultrafini.
  • analisi al TEM non effettuate

"La valutazione della quantità di fibre mobilizzate e diffuse nell'ambiente porta a conclusioni impressionanti" .. " miliardi e miliardi di fibre che, continuando a coltivare le cave, siamo destinati a disseminare non solo nei luoghi di produzione ma in tutti gli ambienti che dovessero essere destinatari delle pietre verdi in quanto merce."

"Non ha assolutamente nessun senso che in un paese come l'Italia, in enorme ritardo nei percorsi di bonifica dell'amianto storicamente e criminalmente depositato sul territorio si aggiungano nuove fonti quando ancora abbiamo da bonificare unaquantità enorme di amianto già diffuso nel territorio (quantità che secondo il CNR ammontavano ancora nel 2004 a 2,5 miliardi di mq. Pari a a 32 milioni di tonnellate di cemento amianto ed a molte tonnellate di amianto friabile; queste quantità sonooggi ridotte ma siamo ancora lontanissimi dalla fine del tunnel delle bonifiche);

un comportamento del genere, nel senso della diffusione ex-novo di materiali amiantiferi in un paese come l'Italia che è ancora molto indietro nelle bonifiche di quello che possiamo definire, per capirci, "l'amianto vecchio", bene, un comportamento del genere se avallato, dalle autorità sanitarie e da un consenso effettivo della popolazione (ma questo consenso pensiamo di poterlo escludere) , si configurerebbe come un atto grave di masochismo. "

"A nostro avviso la legge 257 del 1992 non consente la coltivazione di cave di pietre verdi contenenti amianto"
"per esempio nel 2007 alcuni termos di fabbricazione cinese contenenti un anello di amianto crisotilo sequestro ampiamente giustificato ai sensi della legge 257 in quanto, se pure, come pare, l'amianto era ermeticamente segregato; ma è coerentesequestrare il termos di fabbricazione cinese e contemporaneamente consentire la coltivazione di cave e\ o la distribuzione di acque cosiddette potabili con condutture in cemento­-amianto?"

"interventi di bonifica si rendono necessari oggi volta che si riscontri una presenza di pietre verdi contenenti amianto, quantomeno, ogni volta che si riscontri una presenza in superficie. ...
Un altra situazione significativa è quella di alcuni interventi effettuati in Piemonte per bonificare alcuni affioramenti naturali; ora l'esperienza di Biancavilla e del Piemonte ripropongono una questione molto semplice : la necessità di interventi dibonifica."

Dal censimento dell'Arpa del 2004 “nel comune di Bardi non risulta alcuna presenza di amianto se non quello delle cave, la questione lascia quantomeno perplessi e increduli; “

A noi che ci abitiamo la cosa risulta ancora più irrealistica, dato che, guardandosi intorno, esistono una grande quantità di tetti (case, stalle anche di importante metratura) che hanno coperture in ethernet anche piuttosto malandate.

“sarebbe il caso che i comuni ofiolitici giungessero ad un censimento esaustivo dell'entità del problema amianto nel loro territorio.”

Conclusione:
"Torniamo a dire che le cave devono essere bonificate e chiuse; sia quelle che contengono crisotilo che quella che contiene tremolite (l' amianto anfibolo crocidolite è "fuorilegge" dal maggio 1988!); i comuni ofiolitici hanno qualche ragione in più dialtri per avviare e concludere un censimento capillare e sistematico ovviamente propedeutico alla effettuazione di rapide ed efficaci bonifiche.

Le osservazioni epidemiologiche future dovranno certamente essere condotte ma non ha senso condurle con la "situazione in movimento" in quanto una volta emerse evidenze epidemiologiche sarebbero comunque osservazioni troppo tardive.

La chiusura delle attività di estrazione non sono sufficienti e vanno associate ad interventi di bonifica come le esperienze della Sicilia e del Piemonte indicano.

Tutto ciò se vogliamo fare prevenzione piuttosto che intervenire ancora una volta, come è stato tipico della cultura industrialista, con la logica del "giorno dopo" (the dayafter)."

Florilegio tratto dal libro: "Lo Stato dimentica l'amianto killer. Diritti negati, ricorso a Strasburgo"
Avv. Bonanni


Questa è una raccolta di considerazioni supportate da leggi, decreti legge, studi scientifici e sentenze giuridiche, che dimostra quanto sia insensato continuare con attività che portino alla produzione e alla circolazione di nuove fibre di amianto.

Citiamo solo alcune tratti a nostro avviso molto importanti:
"Lo Stato è stato, dunque, inadempiente, come legislatore, perché non ha approvato norme specifiche in enucleazione di quelle di cui all’art. 2087 c.c., ma ancor più di quelle di cui agli artt. 32 e 41 II comma, della Costituzione repubblicana, checonsacrano il diritto alla salute ed alla sicurezza, anche nei luoghi di lavoro, come il caposaldo fondamentale ed il baluardo imprescindibile della persona umana e della sua dignità. Lo Stato è stato, dunque, inadempiente anche nella prassiamministrativa, nell’esercizio dei poteri e delle funzioni, nelle sue articolazioni territoriali e centrali, disponendo in palese evidente contrasto delle norme già richiamate. Le conseguenze che già abbiamo più volte evidenziato sono sotto gli occhi di tutti: non è stata assunta alcuna concreta iniziativa né misura legislativa adeguata, per preservare la salute e l’integrità fisica dei prestatori d’opera e della popolazione, prima che si potesse materializzare quella inalazione di polveri e fibre e quellacontaminazione dell’intero territorio nazionale, che ha ipotecato la salute delle generazioni future."

Sotenere che 100 ff/ll sia "un limite di concentrazione al di sotto del quale le fibre d’amianto devono considerarsi respirabili nell’ambiente di lavoro tanto da non obbligare all’adozione di misure protettive specifiche" ... " Si tratta di una tesi che non hafondamento giuridico (oltre che scientifico) e non può davvero giustificarsi alla luce della legge, sotto alcun aspetto"

"Il limite 'può essere sempre negato o affermato a piacimento; significa affidare al potere politico, amministrativo e sindacale la facoltà di stabilire dove e quando riconoscere il diritto'. Infatti, quando sono decorsi ormai anni ed anni in assenza dirilevazioni, è praticamente impossibile stabilire oggettivamente se si fosse o meno superato il limite di soglia sulla media delle 8 ore lavorative per oltre 10 anni. La Cassazione è corsa ai ripari, affermando che è sufficiente 'la sempliceverosimiglianza di quel superamento, la probabilità che quella soglia esista anche soltanto nell’ambiente' (Cassazione Sezione Lavoro n. 16119/2005). Non vi è chi non veda come questa normativa sia in contrasto insanabile con tutte le DirettiveComunitarie a cui pretenderebbe di dare applicazione e con tutte le altre norme di diritto internazionale e comunitario e con la Carta Costituzionale"

"giova subito richiamare l’ammonimento della Corte di Cassazione, Sezione penale, ancora inascoltata: ai fini della insorgenza delle patologie asbesto correlate e della reazione punitiva dello Stato (ammesso che sia efficace, per i rilievi che sopraabbiamo evidenziato) . L’esposizione all’amianto ha 'un ruolo acceleratore … connessa all’abbreviazione della latenza e all’anticipazione dell’evento letale' ed è 'la principale causa delle patologie respiratorie per via delle microscopichedimensioni della fibra facilmente penetrabile negli alveoli polmonari' e che 'la quantità e la durata dell’esposizione sono irrilevanti' (Cass.42128/2008);"

Inoltre, l'Art. 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali include il diritto di qualsiasi cittadino ad essere protetto dai danni che possano derivare dall’ambiente e dal suo inquinamento e ... "L’esposizione all’amianto è inquinamento ambientale, negazione della vita, della serenità, di tutti gli altri diritti, anche quando non si traduce subito in una patologia (considerati i lunghi tempi di latenza) poiché nella persona esposta, insorge subitol’ansia di contrarre queste patologie, ad esito infausto, dunque, con grave pregiudizio morale ed esistenziale." ... "L’ultima evoluzione della giurisprudenza, con la Sentenza del 2/11/2006, nel caso Giacomelli/Italia, segna l’affermazione dellaimmediata operatività ed applicabilità dell’art. 8 per tutti i procedimenti che hanno ad oggetto la tutela della persona umana e dell’ambiente, senza distinguere circa il responsabile dell’inquinamento, sia esso l’industria privata o lo Stato (percarenza di regolamentazioni)."

" Il potere legislativo e la funzione amministrativa debbono essere esercitati coerentemente col fine della norma di cui all’art. 2 e nel rispetto di cui all’art. 8 (e di tutte le altre della Convenzione). L’eventuale produzione normativa assunta “per lasicurezza nazionale” non può in ogni caso configgere con il rispetto dell’individuo e dei suoi diritti, come tutelati dalla Convenzione"

Richiesta di moratoria delle concessioni di tutte le cave ofiolitiche in Italia

L'Associazione Medici per l'ambiente – ISDE Italia, ha avanzato una moratoria sulla base degli argomenti sanitari, legislativi che evidenziano contraddizioni che anche noi abbiamo esposto in questo dossier.
L'incertezza relativa alla sicurezza delle popolazioni esposte è tale da invocare il principio di preacauzione

Il documento di moratoria è stato inviato a tutti i presidenti di regione, alla Conferenza delle Regioni e al Presidente del Consiglio.

Rapporto di LEGAMBINTE del 2010 - I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto

“Legambiente torna a lanciare l’allarme amianto, per l’elevata presenza di materiali contaminati in Italia ma soprattutto per il ritardo con cui si stanno attuando gli interventi di risanamento e bonifica delle strutture contenenti la pericolosa fibra.
L’urgenza è dettata dai tempi normativi, ma soprattutto dai dati sanitari che periodicamente l’Ispesl raccoglie e diffonde attraverso il ReNaM, il Registro Nazionale Mesoteliomi. Il mesotelioma è il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connessoall’inalazione della famigerata fibra killer, una malattia che non lascia scampo e che coinvolge una parte sempre maggiore della popolazione: sono infatti oltre 9mila i casi di questo tumore censiti nel Registro nazionale dal 1993 al 2004 con un esposizioneche in circa il 70% dei casi è stata professionale. “

Quindi il 30% è per esposizione ambientale e, come afferma il rapporto stesso, i casi di questo tipo sono in forte crescita.

“Nessuna regione è esclusa: le regioni più colpite ci sono il Piemonte (1.963 casi di mesotelioma maligno), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l’Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856).”

“Inoltre le persone colpite da Mesotelioma Maligno non sono solo i lavoratori del cemento amianto o di altri settori industriali a rischio, ma, come emerge dagli studi dell’Ispesl, dal 1993, anno in cui è iniziato il censimento del Registro, ad oggi è diminuital’influenza dei settori “tradizionali” (tra cui i cantieri navali sono passati dal 15% del 1993-95 al 10% nel 2003-04 e la lavorazione di manufatti in cemento-amianto dal 10% al 3%). Al contrario è aumentato il numero di soggetti ammalati che non hannosvolto alcuna delle attività considerate a rischio. Un dato che testimonia come purtroppo nel nostro Paese l’esposizione all’amianto sia a volte “inconsapevole”, proprio per la sua larghissima diffusione. I dati purtroppo sono destinati a crescere fino al 2020 e le stime indicano alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni.”

“A 18 anni dall’approvazione della legge 257/92 Legambiente presenta un quadro nazionale sullo stato di avanzamento dei Piani regionali amianto e soprattutto sugli strumenti che le Regioni stanno mettendo in campo per ridurre il rischio sanitario che haraggiunto cifre da vera e propria emergenza nazionale.”

“In Italia, secondo le stime di Cnr e Ispesl, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto sparse per il territorio nazionale. Ma siamo ancora lontani dall’avere dati certi e dettagliati su quanto ancora se ne nasconde all’interno di siti industriali, edificipubblici o privati, cave, reti idriche, etc.”

“Il monitoraggio delle fibre libere in aria.
Le strutture contenenti amianto possono rilasciare fibre nell’aria che costituiscono un forte rischio per la salute di chi vive o lavora nei pressi di queste strutture. Per monitorare l’impatto che questi manufatti possono avere sulla salute, è importante chegli Entipreposti svolgano campagne di monitoraggio delle fibre disperse in aria. Ad oggi però questi controlli sono condotti molto raramente, spesso limitatamente alla realizzazione di interventi di bonifica o in seguito a segnalazioni giunte agli uffici preposti.
Solo la Lombardia, tra le Regioni che ci hanno risposto, conduce, a partire dal 2006, regolarmente e con cadenza mensile, in ciascun capoluogo di provincia un’analisi della concentrazione di fibre di amianto dispersa in aria.”

“Ma il dato interessante emerso dall’aggiornamento del Registro Nazionale dei Mesoteliomi è la tipologia di esposizione che ha causato la malattia. Infatti nell’arco di tempo analizzato dai Registri (1993-2004) è diminuita l’influenza dei settori “tradizionali”, come i cantieri navali (passati dal 15% del 1993-95 al 10% nel 2003-04), o la lavorazione in manufatti in cemento amianto (dal 10% al 3%). Al contrario crescono i casi riconducibili ad altri tipi di esposizione come quello del settore dell’edilizia oppure i casiche non sono riconducibili ad attività a rischio svolte in precedenza. Un elemento importante perché dimostra che la grande diffusione di amianto nel nostro Paese causa un’esposizione a volte “inconsapevole” alla fibra”

“Infine, come ribadito anche nel Terzo Rapporto ReNaM curato dall’Ispesl in fase di pubblicazione, non esiste un livello di esposizione sotto il quale l’amianto risulta innocuo. Anche piccole esposizioni sia nel tempo che nella concentrazione dellacontaminazione possono far insorgere la malattia: una vera e propria strage silenziosa che colpisce a distanza di decenni e che continuerà a mietere vittime anche negli anni a venire.”